L’Europa è spesso percepita dalle imprese italiane come un grande apparato burocratico, capace di produrre regolamenti, vincoli e adempimenti, ma assai meno conosciuta come fonte di opportunità finanziarie e industriali. Il nuovo libro del mio amico Flavio Boccia, Fondi europei diretti 2028–2031. La nuova frontiera della progettazione europea, contribuisce a colmare questa distanza, affrontando un argomento che interessa direttamente imprenditori, manager e professionisti: come prepararsi a intercettare le risorse europee destinate alla competitività, all’innovazione e allo sviluppo.
Il volume, articolato in 200 pagine e 32 capitoli, esamina il prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea 2028–2034, concentrandosi sul suo primo quadriennio di attuazione. Il punto di partenza è importante: i finanziamenti europei non devono essere considerati semplicemente contributi da richiedere, ma strumenti attraverso i quali Bruxelles orienta investimenti, innovazione tecnologica, cooperazione internazionale e sviluppo delle filiere produttive.
Per un’impresa italiana, la parte forse più interessante è quella dedicata ai programmi e agli strumenti potenzialmente accessibili al nostro sistema produttivo.
Il Fondo europeo per la competitività, nella configurazione proposta per il prossimo bilancio, costituisce uno dei temi centrali: uno strumento da seguire con particolare attenzione per le sue possibili ricadute su industria, innovazione e filiere strategiche. Horizon Europe continua invece a rappresentare un riferimento per le imprese che investono in ricerca e sviluppo, anche attraverso collaborazioni con università, laboratori e partner industriali europei. L’European Innovation Council interessa particolarmente startup e PMI innovative impegnate nello sviluppo e nella commercializzazione di tecnologie ad alto potenziale.
Boccia dedica spazio anche a settori nei quali l’Italia possiede competenze industriali e vantaggi competitivi consolidati. L’intelligenza artificiale, la cybersicurezza, la robotica e l’automazione industriale costituiscono ambiti di interesse per le nostre imprese manifatturiere. L’agricoltura, l’agroalimentare e la bioeconomia offrono prospettive per progetti di ricerca applicata, innovazione delle filiere e miglioramento della sostenibilità produttiva. Anche la sanità e le biotecnologie trovano una trattazione specifica.
Non meno interessante è l’attenzione rivolta al turismo, alla cultura e al patrimonio storico. In un Paese che possiede uno straordinario patrimonio artistico, architettonico e territoriale, le prospettive legate alla cooperazione culturale, all’innovazione delle destinazioni e alla valorizzazione del territorio meritano certamente di essere approfondite. Il volume considera inoltre Erasmus+ per la formazione e lo sviluppo delle competenze, e le prospettive del programma AgoraEU per i settori culturali e creativi.
Un altro capitolo di interesse strategico riguarda l’internazionalizzazione. La cooperazione con i Balcani occidentali, le prospettive di ricostruzione dell’Ucraina e i programmi europei per il vicinato e lo sviluppo internazionale possono aprire spazi di partecipazione per imprese italiane operanti nelle costruzioni, nell’ingegneria, nei servizi tecnologici e nelle infrastrutture, naturalmente secondo le condizioni dei rispettivi strumenti. La trattazione della Banca europea per gli investimenti, delle garanzie e delle forme di finanziamento combinato completa il quadro, ricordando che non tutte le opportunità europee assumono la forma del contributo a fondo perduto.
Il merito del lavoro di Boccia, tuttavia, non consiste soltanto nell’individuazione dei programmi. La seconda parte del volume affronta un problema assai concreto: come trasformare un’idea imprenditoriale in un progetto europeo credibile. Selezione dei bandi, costruzione dei partenariati internazionali, definizione dei programmi di lavoro, budget, costi ammissibili, cofinanziamento, valutazione delle candidature e gestione dei contratti sono elementi essenziali per chi intenda avvicinarsi seriamente a questo mercato delle opportunità.
È apprezzabile anche la distinzione, mantenuta dall’autore, fra programmi esistenti, proposte normative e future opportunità ancora subordinate all’approvazione delle istituzioni europee. Non siamo davanti a un elenco di contributi già disponibili: siamo davanti a una guida per orientare oggi le scelte progettuali che potrebbero diventare rilevanti domani.
Da economista, ritengo particolarmente condivisibile l’idea che la competitività non si costruisca inseguendo il finanziamento, ma individuando investimenti industrialmente sostenibili ai quali associare, quando possibile, gli strumenti pubblici più appropriati. Un contributo può migliorare la redditività di un investimento, accelerarne la realizzazione o facilitarne la dimensione internazionale, ma non può sostituirsi alla validità economica del progetto.
Per questo considero il libro di Flavio Boccia una lettura utile soprattutto per le piccole e medie imprese italiane che desiderano superare una visione esclusivamente nazionale delle agevolazioni, così come per le aziende più strutturate che intendono integrare la progettazione europea nella propria strategia di sviluppo.
Il suo contributo è quello di portare l’attenzione dal singolo bando alla preparazione dell’impresa: conoscere gli strumenti, comprendere le priorità europee, costruire relazioni internazionali e organizzarsi per concorrere con progetti solidi.
È un libro che consiglio di leggere con una domanda precisa in mente: non quanti fondi metterà a disposizione l’Europa, ma quali progetti della nostra impresa potrebbero trovare, attraverso l’Europa, le risorse e i partner necessari per diventare più competitivi.
Ed è proprio questa, a mio giudizio, la prospettiva più interessante del lavoro di Flavio Boccia.
