Author name: Marco Palombi

Marco Palombi Marco Palombi è economista, saggista, consulente strategico e Giudice della Corte Internazionale di Mediazione ed Arbitraggio di Ginevra. In oltre trent’anni di attività ha operato tra economia politica, relazioni internazionali, finanza, management e pianificazione strategica, sviluppando la propria esperienza professionale in Europa, Africa, Asia e America. La sua formazione economica si colloca nella tradizione della scuola liberale francese. Dopo gli studi in Italia prosegue la propria formazione presso l’Université Paul Valéry di Montpellier, dedicandosi all’economia delle risorse e ai processi storici di crescita e sviluppo. Nel corso degli anni approfondisce inoltre l’economia di guerra e la guerra economica, la negoziazione internazionale, il project management e la gestione delle organizzazioni. Più recentemente si specializza presso il MIT Sloan sull’applicazione dell’intelligenza artificiale alla finanza e sulla valutazione del suo impatto sulle attività produttive. Una parte particolarmente significativa della sua esperienza professionale si sviluppa negli anni Novanta nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, nel pieno della transizione dalle economie pianificate ai nuovi sistemi economici e monetari post-sovietici. Dal 1994 al 1997 è Segretario Generale della Camera di Commercio Italo-Kazakha, ruolo nel quale opera a diretto contatto con governi, istituzioni economiche e autorità monetarie dell’area. In Russia collabora con il Ministero dell’Economia alla definizione di strumenti monetari destinati a contrastare la spirale iperinflazionistica e affianca il secondo Viceministro dell’Agricoltura nella definizione di modelli di produzione agricola integrata. Nello stesso periodo partecipa, insieme al Dipartimento dello Sviluppo Economico dello Stato di New York, ad attività finalizzate all’attrazione di capitali provenienti dall’ex URSS verso il mercato finanziario statunitense. Particolarmente intensa è l’attività svolta in Kazakhstan negli anni immediatamente successivi all’indipendenza. Palombi affianca il Ministro dell’Economia e il Presidente della Banca Centrale nell’operazione che conduce al primo pagamento diretto verso l’estero del nuovo Stato post-sovietico. Collabora inoltre con il Ministro dei Trasporti per l’accreditamento in Italia della compagnia aerea di bandiera kazakha e per l’avvio del primo collegamento aereo diretto tra Kazakhstan e Italia. Queste esperienze, maturate nel momento in cui nuovi Stati, nuove monete e nuove istituzioni economiche stavano materialmente prendendo forma, costituiscono uno degli elementi centrali della sua successiva riflessione sui rapporti tra economia, sovranità, istituzioni e potere. Negli anni successivi l’attività internazionale si estende all’Africa orientale. In Tanzania è Amministratore Unico e Direttore Generale di AGC Zanzibar, dove dirige attività sanitarie e ospedaliere con responsabilità su un’organizzazione di oltre 330 persone e un budget di circa 36 milioni di dollari. Collabora inoltre con istituzioni locali su investimenti esteri, politiche di sviluppo, sanità e organizzazione di filiere produttive. Alla dimensione economica e manageriale affianca progressivamente un’attività di consulenza strategica rivolta a imprese, istituzioni ed enti pubblici. Dal 2022 opera nel Gruppo Ferraris-Ciampi nell’area degli Affari Generali e della Pianificazione. Dal 2025 è Giudice della Corte Internazionale di Mediazione ed Arbitraggio di Ginevra, istituzione dedicata alla mediazione e alla risoluzione arbitrale delle controversie tra persone, imprese, organizzazioni e soggetti statuali. L’incarico rappresenta la prosecuzione, sul piano della composizione delle controversie e della negoziazione internazionale, di un percorso professionale sviluppato per decenni a contatto con sistemi giuridici, economici e istituzionali differenti. La funzione arbitrale assume particolare rilievo nel suo profilo proprio per la natura internazionale delle controversie trattate e per la necessità di confrontare interessi economici, elementi negoziali, discipline contrattuali e differenti contesti istituzionali. Mediazione e arbitrato costituiscono così un ulteriore terreno di applicazione della sua esperienza nella negoziazione complessa e nell’analisi dei rapporti tra soggetti economici e istituzioni. Parallelamente all’attività professionale, Marco Palombi svolge da anni un’intensa attività di ricerca, saggistica e pubblicistica dedicata soprattutto alla geopolitica, all’economia politica, alla trasformazione dello Stato, alla competizione strategica, all’intelligenza artificiale e ai meccanismi cognitivi attraverso i quali società e individui interpretano la realtà. Dopo Lezioni Africane, pubblicato nel 2010 e maturato durante la lunga esperienza nell’Africa orientale, dal 2024 la sua produzione assume carattere sistematico. Nella serie Atlante delle Debolezze affronta le fragilità strutturali delle grandi organizzazioni politiche contemporanee. La crise de la civilisation étatique e La lezione degli Stati Uniti analizzano la crisi della capacità statuale e le contraddizioni del modello americano; L’Europa, ovvero Tre Dottrine ed un perdente affronta la posizione europea all’interno della competizione fra differenti concezioni del potere e della sovranità; IA & Societal Cognitive Vulnerability introduce invece il problema della vulnerabilità cognitiva delle società sottoposte alla crescente mediazione algoritmica dell’informazione. Con Aforethinking & Aforebeing sviluppa un metodo di analisi e pianificazione strategica basato sulla capacità di costruire e valutare scenari prima che essi si consolidino in eventi. Nel 2025 pubblica Geopolitica dell’Asia – prima dispensa e Beyond Binary: Rediscovering Algorithmic and Non-Binary Computation to Master Artificial Intelligence, dedicato ai limiti del paradigma computazionale binario e alle possibili conseguenze per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Con Storie di futuri possibili applica invece strumenti provenienti dalla teoria del caos computazionale, dall’aforethinking e dall’analisi geopolitica alla costruzione di scenari alternativi. Un filone autonomo della sua ricerca riguarda la guerra cognitiva. Nei due volumi di Guerra Cognitiva – un manuale per farla, un manuale per sopravviverle analizza i processi attraverso i quali informazione, linguaggio, piattaforme digitali, propaganda e architetture algoritmiche possono modificare percezioni, comportamenti e capacità decisionali. Alla trasformazione dell’Islam politico e agli effetti geopolitici della rivoluzione iraniana dedica The Becoming of the Iranian Revolution and the New Geopolitics of Islam: How the Iranian Revolution Changed the Face of Social and Political Islam and Why That Islam is Changing Everywhere. Nel 2026 pubblica il trattato in due volumi La Cina – come si muove un colosso dai piedi d’argilla, dedicato all’analisi delle contraddizioni interne del modello cinese e della sua proiezione geopolitica. Seguono Consequential Universes, a cognitive framework model, nel quale propone un modello per analizzare la formazione della realtà cognitiva individuale e collettiva in ambienti sempre più mediati, e Geopolitica della Copia, dedicato alla trasformazione del modello industriale cinese e al passaggio dalla capacità di replicare prodotti e tecnologie alla capacità di determinarne standard, costi e mercati. La sua produzione comprende inoltre saggi pubblicati in sedi accademiche ed economiche. Per il JPE – Journal of Pluralism in Economics è autore di Non è colpa dell’economia, dedicato al problema delle diseguaglianze e alla distinzione tra funzionamento dei sistemi economici e conseguenze delle scelte istituzionali che li governano. È inoltre autore del saggio La Funzione Polarizzante del Martirio, destinato alla pubblicazione nel volume Palma Martyrii. L’attività di ricerca si accompagna a una presenza continuativa nel dibattito pubblico. Collabora stabilmente con Nuovo Giornale Nazionale sui temi della politica internazionale e dell’economia, con Il Corriere Nazionale e con Alessandria Today, dove interviene principalmente su innovazione tecnologica, geopolitica ed economia. Collabora inoltre con l’Istituto di Studi Strategici di Belgrado e con realtà di ricerca e riflessione politico-economica. Nel 2025 è relatore al primo Simposio Vaticano sull’Intelligenza Artificiale presso la Pontificia Academia Theologica, dove presenta Veritas et Machina, una riflessione epistemologica e teologica sulla natura della conoscenza nell’era dell’intelligenza artificiale. Nel 2026 è invitato come relatore alla 22ª Conferenza Internazionale dell’European Association for the Study of Religions, Religions 360, a Bucarest, con un intervento dedicato alla Seconda Inversione della Violenza. È membro dell’Ente Nazionale per l’Intelligenza Artificiale, nel quale presiede il Dipartimento AIconomics, dedicato all’analisi delle conseguenze economiche dell’intelligenza artificiale. Economia, geopolitica, tecnologia e processi cognitivi costituiscono, nella sua ricerca, aspetti di uno stesso problema: comprendere come mutano i sistemi complessi quando cambiano contemporaneamente le strutture economiche, gli strumenti tecnologici, i rapporti di potere e il modo stesso attraverso il quale gli individui costruiscono la propria rappresentazione della realtà.

Geopolitics

Svezia 2026

La trasformazione produce però un paradosso. La Svezia è contemporaneamente più forte e più esposta. Più forte perché appartiene a un’alleanza militare, perché l’ingresso della Finlandia nella NATO ha reso il sistema nordico molto più coerente, perché mantiene una base industriale della difesa che pochi paesi europei della stessa dimensione possiedono, perché dispone di istituzioni solide e perché il debito pubblico rimane, anche dopo l’espansione fiscale degli ultimi anni, inferiore al 40 per cento del PIL. Ma è anche più esposta perché ciò che prima costituiva prevalentemente un patrimonio nazionale è diventato infrastruttura operativa di un teatro molto più vasto.

Economics, Geopolitics

Il paradosso russo

La Russia ha dimostrato una capacità di adattamento molto superiore a quella che molti avevano previsto. Resta da capire se questa resilienza stia semplicemente assorbendo lo shock oppure se, mantenendo intatta la normalità del presente, stia progressivamente trasferendone il prezzo sul futuro.

Geopolitics, Economics

La scarsità, prima si racconta

Non basta più chiedere se il prossimo bersaglio possa essere distrutto. Occorre chiedere se distruggerlo rappresenti ancora l’impiego migliore del capitale nazionale.

La scarsità si racconta nasce precisamente da questa domanda. Dalla distanza fra la guerra che possiamo fotografare e quella che dobbiamo ricostruire, fra il danno che lascia un cratere e quello che modifica silenziosamente il valore di un’opzione, fra la capacità nominale e quella realmente spendibile, fra il risultato strategico e la sua capacità di trasformarsi in consenso politico. Perché la scarsità, in guerra, raramente comincia quando qualcosa è finito. Comincia quando ciò che resta vale più di ciò che possiamo ancora ottenere consumandolo.

Geopolitics, Economics

Il punto di non ritorno

Il punto di non ritorno utilizzato nello studio non coincide con la sconfitta militare, con l’esaurimento di una singola risorsa o con il collasso economico. Lo definiamo come la perdita della capacità di ricostituire, entro un orizzonte di dieci-quindici anni, un grado di autonomia strategica comparabile a quello posseduto prima dell’invasione su larga scala. Il problema non è quindi stabilire se un determinato asset possa fisicamente essere ricostruito, ma se possa esserlo a un costo che il sistema nazionale sia in grado di sostenere senza dipendere in modo strutturale da un finanziatore, da un fornitore, da un compratore o da una garanzia di sicurezza difficilmente sostituibili.

Geopolitics

Il peso dei caduti

Nelle guerre di lunga durata siamo abituati a osservare le perdite come se fossero una contabilità relativamente semplice: quanti uomini ha perso una parte, quanti ne ha persi l’altra, quale rapporto ne deriva. È una misura utile per descrivere il combattimento, ma insufficiente per capire quale dei due sistemi stia realmente cedendo. Mille uomini perduti non hanno infatti lo stesso peso per due Paesi diversi, perché ciò che conta non è soltanto il numero degli uomini sottratti alla forza militare, ma la dimensione e la qualità dello stock dal quale dovranno essere sostituiti e, soprattutto, il costo che quella sostituzione impone alla società che continua a combattere.

Geopolitics, Economics

Quanto ci costa la guerra in Ucraina?

Quanto ci costa la guerra in Ucraina? non è una ricerca sul costo dei missili, dei carri armati o degli aiuti militari. È un tentativo di misurare qualcosa di molto più grande: il valore economico che la guerra distrugge anche lontano dal fronte e, soprattutto, quello che impedisce di creare.

Geopolitics

Strangolare Odessa

Odessa non è solo un porto ucraino: è il nodo che può decidere l’accesso di Kyiv al mondo, il costo della guerra per l’Europa e perfino l’interesse diretto della NATO a difenderla.

Economics, Geopolitics

Pechino compra tempo e incassa potere

In La Cina. Come si muove un colosso dai piedi d’argilla ho sostenuto che la Repubblica Popolare non è il futuro inevitabile che molti temono, e non è nemmeno il gigante fragile che altri liquidano troppo in fretta. È una potenza che avanza mentre accumula squilibri. Una civiltà-Stato che pensa in secoli e agisce con pazienza strategica. Un sistema che ha imparato a trasformare le proprie vulnerabilità in strumenti di pressione, accesso e presenza. Questo saggio è il capitolo monetario di quella tesi. L’argilla, qui, ha nomi e cifre: il ciclo terra-finanza, le piattaforme di finanziamento dei governi locali, le city bank e le rural bank del Nord-Est e del Sud-Ovest, il gettito da aste immobiliari che non torna. Il movimento del colosso, qui, non è la Belt and Road né Taiwan. È Pechino che riprende la leva — swap del debito occulto, fusioni bancarie provinciali, ricapitalizzazione delle grandi banche di Stato, uso selettivo del libro in valuta — e compra tempo. Non perché l’argilla sia sparita. Perché il centro ha deciso che, se qualcuno deve camminare su di essa, sarà lui a scegliere il passo.
Chi guarda solo i piedi vede una crisi fiscale locale e ne ricava il crollo. Chi guarda solo la statura vede le riserve, il creditore netto, il surplus commerciale e ne ricava l’invulnerabilità. Tutte e due le letture sono comode. Tutte e due sono incomplete. Il colosso si muove proprio così: tenendo insieme un attivo estero enorme e un passivo interno che il mercato, da solo, non saprebbe ristrutturare. La domanda utile non è se l’argilla esista. Esiste, ed è misurabile. La domanda utile è chi la impasta, a quale costo, e con quale spostamento di potere. Le pagine che seguono rispondono con i dati disponibili a settembre 2026.

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