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Geopolitica dell’Africa – Risorse strategiche e rotte: il peso della geografia africana

L’Africa possiede una combinazione di risorse e posizione geografica che nessun’altra regione del mondo replica nello stesso modo: concentrazioni eccezionali di cobalto, manganese, platino, fosfati e altri minerali strategici; grandi bacini di petrolio e gas; una quota rilevante del potenziale solare e idroelettrico mondiale; fiumi transfrontalieri dai quali dipendono centinaia di milioni di persone; e, soprattutto, una collocazione fra Atlantico, Mediterraneo, Mar Rosso e Oceano Indiano che la pone lungo alcune delle principali arterie del commercio globale. Ma la geografia non produce automaticamente potere. Una risorsa che non viene raffinata, trasportata, finanziata, assicurata, trasformata e venduta attraverso infrastrutture controllabili dal produttore può generare rendita senza generare autonomia. Allo stesso modo, un porto situato su una rotta strategica può diventare un moltiplicatore di sovranità oppure un’enclave logistica al servizio di catene del valore decise altrove.

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Geopolitica dell’Africa – Il ruolo degli attori esterni

L’Africa è stata storicamente terreno di conquista coloniale e poi di competizione durante la Guerra Fredda; nel XXI secolo, con l’ascesa di nuove potenze, la finanziarizzazione dello sviluppo e l’integrazione delle catene globali, il continente è diventato sempre più policentrico. Nel 2026 non esiste più un singolo schema di penetrazione esterna: il potere passa attraverso credito e ristrutturazioni del debito, porti e corridoi logistici, minerali critici, accesso ai mercati, basi e addestramento militare, infrastrutture digitali, energia, aiuti sanitari e capacità di mediazione. Cina, Russia, Stati Uniti, Unione Europea, Turchia, Emirati Arabi Uniti e India offrono combinazioni differenti di questi strumenti. La variabile decisiva, tuttavia, non è soltanto ciò che gli attori esterni offrono, ma la capacità dei governi africani di comporli in portafogli coerenti e di evitare che la diversificazione dei partner si traduca semplicemente in una diversificazione delle dipendenze. L’Africa contemporanea non è più un oggetto passivo della competizione tra potenze: negozia, rifiuta, mette in concorrenza, ristruttura e talvolta espelle. Ma questa maggiore agency opera entro vincoli duri — debito, sicurezza, tecnologia, infrastrutture e accesso ai mercati — che attribuiscono ancora un forte potere contrattuale agli attori capaci di fornire capitale, sicurezza o domanda esterna in tempi rapid

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Geopolitica dell’Africa – I principali snodi regionali

Le vicende geopolitiche africane spesso si manifestano con particolare intensità in alcune regioni-chiave. Questi snodi regionali – il Sahel, il Corno d’Africa, il Golfo di Guinea, la regione dei Grandi Laghi, il Maghreb e l’Africa australe – costituiscono teatri dove confluiscono sfide locali, interessi esterni e dinamiche transnazionali. Ognuno di essi presenta caratteristiche peculiari ma anche sorprendenti interconnessioni con gli altri. Di seguito, li esamineremo singolarmente, delineando per ciascuno le tendenze recenti, i conflitti in atto, il coinvolgimento di potenze esterne e le prospettive future

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Non è un consiglio per gli acquisti

Un titolo non diventa sottovalutato semplicemente perché una banca non vuole trattarlo, così come un basso multiplo non dimostra automaticamente l’esistenza di un errore di mercato. Un’azione può essere economica perché incorpora rischio-paese, illiquidità, problemi di governance, esposizione alle commodity, rischio sanzionatorio o aspettative molto prudenti sui flussi di cassa futuri. Tuttavia, c’è un punto più sottile e molto più interessante: l’universo dei titoli che un investitore può effettivamente comprare non coincide necessariamente con l’universo dei titoli esistenti, quotati e finanziariamente analizzabili.

Tra l’investitore e il mercato esiste infatti una struttura di intermediazione fatta di banche, broker, depositari, clearing, regole AML/KYC, sanzioni, politiche ESG, risk appetite, sistemi informatici e procedure interne. Ciascuno di questi elementi può restringere l’insieme degli asset concretamente accessibili. Questo non significa che l’intermediario stia necessariamente danneggiando il cliente; significa, più semplicemente, che l’intermediario non massimizza la stessa funzione obiettivo del cliente.

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L’Ucraina oggi e le analisi del 2022

C’è qualcosa di singolare nel leggere oggi questa analisi. Il 17 marzo 2022, ventuno giorni dopo l’inizio dell’intervento russo, tenni presso la Confraternita di Sant’Ambrogio, della quale sono membro del Consiglio dei Milites e Gran Croce con Placca, una conferenza dal titolo Il divenire della crisi ucraina: prospettive di un mondo diverso. Non cercavo di prevedere dove sarebbero arrivate le colonne russe, quanto sarebbe durata la resistenza di Kyiv o quanti carri armati avrebbe perso l’una o l’altra parte, perché ritenevo che osservare esclusivamente il conflitto militare non permettesse di comprenderne la direzione. La domanda era piuttosto quali dinamiche finanziarie, commerciali ed economiche la guerra avrebbe progressivamente alterato e quale sistema sarebbe emerso dalla loro alterazione. L’Ucraina, in questa lettura, era importante non soltanto come territorio conteso, ma per il suo ruolo nelle catene mondiali di approvvigionamento: agricoltura, acciaio, minerali, energia, porti, collegamenti terrestri e soprattutto Mar Nero.

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L’oro del Tibet

Quando, il 19 luglio 2025, il premier Li Qiang annunciò a Nyingchi l’avvio della costruzione del grande progetto idroelettrico sul basso corso dello Yarlung Zangbo, la diga di Motuo cessò definitivamente di appartenere alla lunga categoria delle grandi opere cinesi progettate, discusse o semplicemente prospettate e divenne un programma materiale dello Stato, con una propria struttura societaria, un investimento complessivo ufficialmente stimato in circa 1.200 miliardi di yuan, cinque centrali idroelettriche in cascata e una collocazione geografica che, più ancora delle dimensioni economiche, ne determina la rilevanza strategica, perché il fiume che Pechino intende sfruttare nel suo tratto tibetano entra poche centinaia di chilometri più a valle nel territorio indiano, dove assume il nome di Siang e poi Brahmaputra, prima di proseguire verso il Bangladesh come Jamuna, trasformando un’infrastruttura energetica cinese in una variabile permanente della sicurezza idrica dell’Asia meridionale (Xinhua, 19 luglio 2025; Reuters, 21 luglio 2025).

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Geopolitica della Copia – settima parte

Settima ed ultima puntata: Chi governerà il prezzo del futuro?

Il potere non appartiene più soltanto a chi guarda al futuro. Appartiene a chi ne governerà il prezzo.

Nelle puntate precedenti abbiamo visto la copia come categoria di potere; poi il passaggio cinese dalla fabbrica all’ingegneria; poi l’esportazione di mercati attraverso piattaforme, interfacce, logistica e dati; poi Shein, Temu e BYD come forme applicate della compressione; poi l’intelligenza artificiale come nuova copia cognitiva, fondata sull’interrogabilità del modello; infine il modello sufficiente, cioè la capacità di abbassare il prezzo dell’intelligenza fino a renderla utilizzabile fuori dalla frontiera premium.

Ora bisogna chiudere la serie spostando la domanda. Non basta chiedere chi inventa. Non basta chiedere chi copia. Non basta chiedere chi produce. La domanda finale è più radicale: chi stabilirà il prezzo normale del futuro?

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