Geopolitics

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Cinquantatré minuti. Tanto è trascorso fra la prima rilevazione radar di un drone ucraino armato, ancora in territorio polacco, e

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Svezia 2026

La trasformazione produce però un paradosso. La Svezia è contemporaneamente più forte e più esposta. Più forte perché appartiene a un’alleanza militare, perché l’ingresso della Finlandia nella NATO ha reso il sistema nordico molto più coerente, perché mantiene una base industriale della difesa che pochi paesi europei della stessa dimensione possiedono, perché dispone di istituzioni solide e perché il debito pubblico rimane, anche dopo l’espansione fiscale degli ultimi anni, inferiore al 40 per cento del PIL. Ma è anche più esposta perché ciò che prima costituiva prevalentemente un patrimonio nazionale è diventato infrastruttura operativa di un teatro molto più vasto.

Economics, Geopolitics

Il paradosso russo

La Russia ha dimostrato una capacità di adattamento molto superiore a quella che molti avevano previsto. Resta da capire se questa resilienza stia semplicemente assorbendo lo shock oppure se, mantenendo intatta la normalità del presente, stia progressivamente trasferendone il prezzo sul futuro.

Geopolitics, Economics

La scarsità, prima si racconta

Non basta più chiedere se il prossimo bersaglio possa essere distrutto. Occorre chiedere se distruggerlo rappresenti ancora l’impiego migliore del capitale nazionale.

La scarsità si racconta nasce precisamente da questa domanda. Dalla distanza fra la guerra che possiamo fotografare e quella che dobbiamo ricostruire, fra il danno che lascia un cratere e quello che modifica silenziosamente il valore di un’opzione, fra la capacità nominale e quella realmente spendibile, fra il risultato strategico e la sua capacità di trasformarsi in consenso politico. Perché la scarsità, in guerra, raramente comincia quando qualcosa è finito. Comincia quando ciò che resta vale più di ciò che possiamo ancora ottenere consumandolo.

Geopolitics, Economics

Il punto di non ritorno

Il punto di non ritorno utilizzato nello studio non coincide con la sconfitta militare, con l’esaurimento di una singola risorsa o con il collasso economico. Lo definiamo come la perdita della capacità di ricostituire, entro un orizzonte di dieci-quindici anni, un grado di autonomia strategica comparabile a quello posseduto prima dell’invasione su larga scala. Il problema non è quindi stabilire se un determinato asset possa fisicamente essere ricostruito, ma se possa esserlo a un costo che il sistema nazionale sia in grado di sostenere senza dipendere in modo strutturale da un finanziatore, da un fornitore, da un compratore o da una garanzia di sicurezza difficilmente sostituibili.

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