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Geopolitica dell’Africa – Il sangue dell’Africa

L’Africa non è soltanto il terreno su cui le grandi potenze competono: è il luogo in cui il costo delle loro strategie diventa umano. Dalle rivoluzioni del Novecento alle nuove dipendenze del XXI secolo, questo saggio analizza come violenza, credito, risorse, infrastrutture e alleanze trasformino la sovranità in una questione di potere e, soprattutto, di reversibilità.

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Geopolitica dell’Africa – i conflitti africani nel sistema globale

La sicurezza africana viene ancora troppo spesso descritta attraverso due scorciatoie opposte e ugualmente fuorvianti. La prima rappresenta il continente come spazio quasi naturalmente predisposto alla guerra, trasformando conflitti molto diversi fra loro in un’unica patologia africana. La seconda, per reazione, tende a minimizzare la gravità delle dinamiche in corso per non riprodurre stereotipi coloniali. Entrambe le letture sono analiticamente inutili. L’Africa non è un continente uniformemente in guerra, ma ospita alcuni dei sistemi di violenza più complessi del mondo contemporaneo: guerre civili internazionalizzate, insorgenze jihadiste, conflitti di confine, milizie comunitarie, economie criminali armate, apparati statali predatori, società militari straniere, traffici transnazionali e campagne di influenza che si sovrappongono nello stesso spazio. Nel 2025 l’Uppsala Conflict Data Program ha censito 29 conflitti armati state-based in Africa, il secondo valore più alto mai registrato per il continente; nello stesso anno la violenza unilaterale contro civili è cresciuta in modo eccezionale soprattutto a causa del Sudan (Davies, Pettersson and Öberg, 2026). Il dato importante non è quindi stabilire se l’Africa sia ‘più violenta’ di altre regioni, ma comprendere la struttura della violenza che vi si sta formando.

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Geopolitica dell’Africa – Risorse strategiche e rotte: il peso della geografia africana

L’Africa possiede una combinazione di risorse e posizione geografica che nessun’altra regione del mondo replica nello stesso modo: concentrazioni eccezionali di cobalto, manganese, platino, fosfati e altri minerali strategici; grandi bacini di petrolio e gas; una quota rilevante del potenziale solare e idroelettrico mondiale; fiumi transfrontalieri dai quali dipendono centinaia di milioni di persone; e, soprattutto, una collocazione fra Atlantico, Mediterraneo, Mar Rosso e Oceano Indiano che la pone lungo alcune delle principali arterie del commercio globale. Ma la geografia non produce automaticamente potere. Una risorsa che non viene raffinata, trasportata, finanziata, assicurata, trasformata e venduta attraverso infrastrutture controllabili dal produttore può generare rendita senza generare autonomia. Allo stesso modo, un porto situato su una rotta strategica può diventare un moltiplicatore di sovranità oppure un’enclave logistica al servizio di catene del valore decise altrove.

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Geopolitica dell’Africa – narrative panafricane e diaspora

Il panafricanismo contemporaneo è spesso descritto con un lessico troppo benevolo: risveglio identitario, orgoglio africano, integrazione, ritorno della diaspora. Tutto vero, ma incompleto. Nel 2026 il fenomeno va letto anche come costruzione di potere. Una narrativa panafricana efficace può trasformare cinquantacinque Stati con interessi divergenti, decine di lingue politiche e differenti eredità coloniali in un pubblico capace, almeno su alcuni temi, di riconoscere un medesimo repertorio di simboli, torti storici, avversari e aspirazioni. Può creare solidarietà, ma anche conformismo; può sostenere integrazione economica, ma anche offrire legittimità a governi che utilizzano il linguaggio della sovranità per sottrarsi alla critica; può aumentare l’autonomia africana, ma può anche essere appropriata da potenze esterne che imparano a parlare il linguaggio dell’anticolonialismo meglio di molti governi occidentali. La domanda geopoliticamente rilevante non è quindi se il panafricanismo sia ‘buono’ o ‘cattivo’. È chi riesce a definirne il significato, chi controlla le infrastrutture attraverso cui esso circola e quale comportamento politico produce.

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Geopolitica dell’Africa – Il ruolo strategico della religione

La dimensione religiosa riveste in Africa un ruolo assai più profondo di quanto suggerirebbe una lettura puramente istituzionale degli Stati. Non riguarda soltanto l’appartenenza confessionale individuale, ma investe la produzione della legittimità, la costruzione delle identità collettive, la distribuzione di assistenza, l’educazione, la mediazione dei conflitti e, in alcune aree, perfino l’esercizio di funzioni che lo Stato non riesce a garantire in modo capillare. Chiese, confraternite islamiche, moschee, movimenti pentecostali, scuole confessionali, reti caritative e autorità religiose costituiscono spesso infrastrutture sociali dotate di una penetrazione territoriale superiore a quella delle istituzioni pubbliche. La religione, in altre parole, non è semplicemente un elemento culturale che si aggiunge alla politica: in numerosi contesti africani è uno dei linguaggi attraverso i quali il potere viene interpretato, legittimato e contestato

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Geopolitica dell’Africa – dalla decolonizzazione della storia al nuovo non-allineamento

Il colonialismo può sopravvivere alla propria fine politica. In Africa, uno dei segnali più profondi è il modo in cui la storia continua spesso a essere organizzata attorno alle categorie di “precoloniale”, “coloniale” e “postcoloniale”. Il paradosso è evidente: persino una storiografia anticoloniale può restare eurocentrica se continua ad attribuire all’Europa il potere di scandire il tempo africano.

Lo stesso problema ritorna nell’economia e nella politica. La sovranità non consiste nell’assenza di partner esterni, ma nella possibilità di scegliere tra essi senza che nessuno diventi indispensabile. Il nuovo non-allineamento africano nasce precisamente da questa esigenza: moltiplicare le alternative per ridurre il costo del dire no.

Economics, Geopolitics

Geopolitica dell’Africa – Il ruolo degli attori esterni

L’Africa è stata storicamente terreno di conquista coloniale e poi di competizione durante la Guerra Fredda; nel XXI secolo, con l’ascesa di nuove potenze, la finanziarizzazione dello sviluppo e l’integrazione delle catene globali, il continente è diventato sempre più policentrico. Nel 2026 non esiste più un singolo schema di penetrazione esterna: il potere passa attraverso credito e ristrutturazioni del debito, porti e corridoi logistici, minerali critici, accesso ai mercati, basi e addestramento militare, infrastrutture digitali, energia, aiuti sanitari e capacità di mediazione. Cina, Russia, Stati Uniti, Unione Europea, Turchia, Emirati Arabi Uniti e India offrono combinazioni differenti di questi strumenti. La variabile decisiva, tuttavia, non è soltanto ciò che gli attori esterni offrono, ma la capacità dei governi africani di comporli in portafogli coerenti e di evitare che la diversificazione dei partner si traduca semplicemente in una diversificazione delle dipendenze. L’Africa contemporanea non è più un oggetto passivo della competizione tra potenze: negozia, rifiuta, mette in concorrenza, ristruttura e talvolta espelle. Ma questa maggiore agency opera entro vincoli duri — debito, sicurezza, tecnologia, infrastrutture e accesso ai mercati — che attribuiscono ancora un forte potere contrattuale agli attori capaci di fornire capitale, sicurezza o domanda esterna in tempi rapid

Economics, Geopolitics

Geopolitica dell’Africa – I principali snodi regionali

Le vicende geopolitiche africane spesso si manifestano con particolare intensità in alcune regioni-chiave. Questi snodi regionali – il Sahel, il Corno d’Africa, il Golfo di Guinea, la regione dei Grandi Laghi, il Maghreb e l’Africa australe – costituiscono teatri dove confluiscono sfide locali, interessi esterni e dinamiche transnazionali. Ognuno di essi presenta caratteristiche peculiari ma anche sorprendenti interconnessioni con gli altri. Di seguito, li esamineremo singolarmente, delineando per ciascuno le tendenze recenti, i conflitti in atto, il coinvolgimento di potenze esterne e le prospettive future

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Geopolitica dell’Africa – introduzione

Nel tempo lungo della storia, l’Africa è stata al tempo stesso un’origine e un margine. Culla dell’umanità, ma periferia degli imperi. Crocevia antico di commerci e civiltà, ma ridotta a teatro passivo dalla modernità coloniale. Ogni tentativo di ridurla a una “regione” geopolitica è destinato a fallire: l’Africa non è un continente come gli altri. È una somma di mondi, un mosaico di lingue, fedi, tensioni, visioni. Eppure, il XXI secolo la chiama a un nuovo ruolo, che non è più solo oggetto della storia altrui, ma potenziale soggetto della propria traiettoria.

Questo trattato nasce dalla convinzione che l’Africa sia oggi il campo decisivo della competizione strategica globale, e che lo sarà in misura crescente. Chi ne ignora la centralità lo fa a proprio rischio. Non è un caso se le grandi potenze – gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, la Turchia, l’India, l’Unione Europea – vi investono risorse, costruiscono basi, finanziano università, colonizzano i media, cooptano le élite e militarizzano le periferie. La presenza si è fatta invasiva, silenziosa o brutale, ma sempre strategica. Dove non si arriva con i carri armati, si entra con la fede, con le infrastrutture, con i prestiti, con la narrativa.

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